Ciclismo & doping

Armstrong: così fan tutti

Aldo Bernacchi

FIRSTonline con goWare, Sport

2,99€

Disponibile all’acquisto e in Kindle Unlimited su Amazon

Descrizione

Lo tsunami che ha investito il ciclismo con l’indagine su Lance Armstrong è ancor più grande di quello che ha investito la politica italiana. Si sapeva che nel ciclismo, un’attività massacrante al limite della resistenza umana, correvano delle “bombe” condannate a parole, ma non vietate. Se ne parlava senza falsi pudori e anche Coppi auspicava di trovare qualcosa che lo aiutasse nelle salite.

Oggi però è arrivato uno tsunami forza 10 a radere al suolo uno degli sport più amati e più affascinanti di tutti i tempi. Ma dagli anni ’80 in poi il doping ematico, sfuggendo ai controlli, ha dilagato nel plotone dei corridori: il ricorso all’ormone della vittoria (EPO) si è generalizzato come condizione imprescindibile per trionfare. “No dope, no hope” è diventato il “verbo” dei ciclisti e del loro entourage. Sono quasi 900 i professionisti che negli ultimi trent’anni sono caduti nella rete dell’antidoping; sono 47 i vincitori del Tour trovati positivi in carriera. Numeri impressionanti.

Pantani, il Pirata che regalò sogni cavalcando Alpi e Pirenei, se n’è andato per sempre con questo peso. Il mito di Armstrong, il superman che vinse il cancro e sette Tour, è finito a pezzi tra documenti e testimonianze raccolte dall’USADA, l’agenzia antidoping USA. Il processo di Madrid contro Eufemiano Fuentes, il medico-stregone dell’Operación Puerto ha gettato nel fango SuperMario Cipollini.

Un’ecatombe che questo ebook di Aldo Bernacchi, da leggere nel tempo di un telegiornale sportivo, ricostruisce con accuratezza, partecipazione e rammarico. È proprio “tutto sbagliato, tutto da rifare”, diceva Gino Bartali, il ciclista senza macchia di Ponte a Ema.

Autore

Aldo Bernacchi, milanese classe 1946, è un giornalista che ha lavorato al “Giorno”, al “Corriere della Sera” e al “Sole 24 Ore”.

Attualmente collabora con “FIRSTonline”. Sempre impegnato nelle redazioni di finanza ed economia, ma con una passione dichiarata per il ciclismo che ha seguito fin da ragazzino tifando per lo svizzero Hugo Koblet in un’epoca dominata da Fausto Coppi.

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