Come sarebbe l'Italia se Grillo e il Movimento 5 Stelle avessero il 100%

Lo raccontano, con risultati interessanti, Stefano Rizzato e Eliano Rossi in un nuovo ebook

ritaglio cover grillolandia

Sul Movimento 5 Stelle e i suoi leader è stato detto e scritto tutto. Nessuno però si è esercitato a immaginare un’Italia al 100% 5 stelle. In che modo Grillo e i suoi cambierebbero il Paese se avessero le mani libere? Stefano Rizzato e Eliano Rossi hanno provato a immaginarlo scrivendo l’ebook “BenVenuti a Grillolandia. Come sarebbe l'Italia se Grillo e il Movimento 5 Stelle avessero il 100%”, edito da goWare.

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Gli stormi di primavera

 dipinto permenk

Constant Permenke, Una fattoria nella campagna fiamminga

L'incipit del nuovo ebook di Giulio Sapelli "Altro che primavere" nel quale l'autore esamina da un punto di vista strategico globale quello che sta avvenendo in Nordafrica e in Medio Oriente dopo quella che è passata alla storia come la "primavera araba". 

L’ondata di mobilitazione collettiva che ha investito l’Africa settentrionale è stata come uno stormo di uccelli immenso che giunge a coprire il cielo. Da lontano la compattezza ci colpisce e ci opprime: sembra il cielo grigio dei quadri di Constant Permeke.

Ma appena osserviamo più da vicino lo stormo, la prospettiva muta. La compattezza si trasforma nelle scaglie di un frattale complesso e continuamente asimmetrico. Mi spiego: la ragione di ciò deriva dal fatto che l’Africa del Nord è uno dei mondi vitali più diversificati del globo con faglie evidentissime se guardiamo sin da subito alla dimensione statuale. Essa è presente nella maggioranza delle aree interessate dalle rivolte, ma con diseguale intensità e articolate configurazioni istituzionali.

Tuttavia gli eventi egiziani e tunisini hanno dimostrato che lo Stato s’è configurato e la sua esistenza non dipende dalla persona fisica che detiene il potere. La scomparsa fisica o simbolica (la cacciata dal potere) dell’autocrate o dittatore che definir si voglia, non collima con la morte dell’istituzione: essa si riproduce. Per la continuità degli affari questo è essenziale.

Ovunque è l’esercito che garantisce tale continuità. Ma con due varianti. Ecco le armate nella loro cultura post-coloniale panarabista: o a matrice rivoluzionaria (Algeria ed Egitto) o a matrice monarchico-sacrale (i reali in Marocco e in Giordania sono di lignaggi ereditari che giungono per consanguineità sino al Profeta e quindi la fedeltà dell’esercito è duplice: al monarca e al Profeta). Entrambe le armate, algerina ed egiziana, sono di origine rivoluzionaria, ma ora sono dotate di scarsa autonomia nazionale e sono caratterizzate da alta dipendenza dall’Occidente (USA e Francia in primis) L’armata, e quindi la continuità stessa dello Stato, coincide con la continuità degli affari quanto più l’influenza occidentale sull’esercito si farà sentire: Egitto docet. La morale della favola è che qualsiasi transizione (alla democrazia?), qualsiasi continuità delle relazioni economiche, non potrà non fare i conti con la punta del fucile, ossia con i rapporti che la business comunity intratterrà con l’esercito.

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L’apertura della Cina al mondo e l’importanza dell’Africa

cina usa africa illustrazione

Illustrazione di Marianeve Leveque

L’Africa è il continente più povero del pianeta in termini di reddito, ma è anche una terra ricchissima di risorse, energetiche e minerarie innanzitutto. 
La Cina è un enorme Paese abitato da quasi un miliardo e mezzo di persone, in rapida crescita economica e con uno stile di vita sempre più occidentale e dispendioso. Gli ingredienti giusti, insomma, per una presenza massiccia di Pechino nel continente nero, dove le potenze occidentali hanno ridotto le loro attività dopo la fine della guerra fredda. Silvio Favari nel nuovo ebook "Scacchiera africana. Cina e USA: strategie a confronto" esamina i modelli di intervento delle due potenze nel continente africano e spiega le ragioni dell’impennata delle relazioni cinesi con l’Africa sub-sahariana. Ecco un estratto dall'ebook.

La principale ragione sottesa all’enorme escalation della presenza cinese in Africa risiede proprio nel più importante esito a medio termine del nuovo corso di Deng: l’impetuosa crescita economica, che dagli anni ’90 ha assunto proporzioni colossali, aumentando proporzionalmente il fabbisogno di risorse, in primo luogo energetiche, del gigante asiatico.

importazioni produzione consumo cinaL’Africa, un intero continente pieno di risorse, solo in minima parte sfruttate dai big dell’Occidente appariva, quindi, come un bottino più che ghiotto agli occhi di Pechino.

Al tempo stesso, la costante crescita economica degli ultimi decenni ha reso impellente la necessità di individuare ulteriori sbocchi commerciali per la grande produzione manifatturiera cinese. Obiettivo cui l’Africa è destinata a contribuire in maniera crescente, considerati gli elevati tassi di crescita economica fatti registrare negli ultimi anni da molti Paesi del continente.

Infine, negli ultimi anni sta emergendo sempre più la necessità di trovare nuovi luoghi di produzione al di fuori del territorio cinese. La “fabbrica del mondo”, infatti, come la storia dei Paesi più sviluppati faceva ampiamente prevedere, sta conoscendo una stagione di rapido incremento dei diritti, anche economici, dei lavoratori, con la conseguente impennata dei costi di produzione. Basti pensare che soltanto nel 2011 il salario minimo in Cina è aumentato in media del 22%. Nel continente asiatico, il costo del lavoro nella Repubblica Popolare Cinese è inferiore, pur notevolmente, soltanto a quello del Giappone e di Taiwan.

Di qui le ragioni di una strategia che, nel medio termine, sembra puntare decisamente verso una delocalizzazione, in larga parte proprio verso alcuni Paesi africani, delle produzioni ad alta intensità di lavoro, poca specializzazione e basso livello tecnologico.

Una dinamica non dissimile da quella vissuta da molti Paesi ad alta industrializzazione, volta a una maggiore concentrazione sulle produzioni a più alto contenuto tecnologico e maggiore specializzazione.

La scelta africana di Pechino, quindi, è una scelta innanzitutto economica, ma con importanti ricadute sul piano politico-diplomatico. Gli stessi presupposti economici dell’impegno cinese in Africa sono stati, peraltro, sin dal principio intrecciati con le priorità strategiche e geopolitiche di Pechino. Su tutte, la pluridecennale battaglia diplomatica contro i cinesi nazionalisti di Taiwan, racchiusa nel principio “una sola Cina”. Dopo aver conquistato nel 1971, a spese della piccola isola, bastione dei nazionalisti eredi di Chiang Kai-shek, il seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la strategia globale della Cina comunista è stata, ed è tuttora, quella di sottrarre progressivamente spazio diplomatico e geopolitico al piccolo ma ingombrante vicino connazionale.

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Riforme del lavoro in Germania: un modello per l’Italia?

Luci e ombre dell’Agenda 2010, alla base del boom tedesco, analizzata nel nuovo saggio di Stefano Casertano e Laura Lucchini

germania italia

 

Il 15 marzo 2013 Beppe Grillo ha dichiarato alla televisione di Stato tedesca Ard che occorre realizzare in Italia un piano comparabile con l'Agenda 2010 tedesca. Si tratta di un piano di riforme dello stato sociale e della contrattualistica del lavoro varato nel 2004 dal governo socialdemocratico di Gerard Schröder che, per giudizio unanime, è alla base del successo dell’economia tedesca ma anche la causa della perdita delle elezioni 2005 da parte del leader socialdemocratico.

L’Agenda 2010 è frutto dei lavori di una commissione presieduta da Peter Hartz (da cui le riforme hanno preso il nome), direttore del personale di Volkswagen, che riuniva esponenti di sindacati, associazioni industriali, società di consulenza e altri ancora, in una sorta di “Stati Generali” del Paese.

Com’è stato riformato il mercato del lavoro tedesco? E quali innovazioni sono state introdotte per rendere più competitivo il Paese? Il saggio “Germania Copia & Incolla 2. Lavorare alla tedesca: riforme del lavoro e successo mondiale” scritto da Stefano Casertano, autore di Germania Copia & Incolla, e Laura Lucchini, corrispondente da Berlino, ripercorre il processo politico che ha portato al varo delle riforme.

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Il futuro di Internet visto dalle nostre caverne

Vi presentiamo l'incipit di un viaggio che parte dalle nostre caverne tecnologiche. Qui, tra floppy da una manciata di megabyte e modem 56k lenti come trattori, i nostri antenati (che poi saremmo sempre noi, ma appena un po’ più giovani) hanno scoperto che il mondo stava correndo velocissimo e che presto sarebbero stati considerati delle cariatidi dai nuovi nativi digitali. L'itinerario del viaggio lo trovate per intero nell'ebook Troglodata. Il futuro di Internet visto dalle nostre caverne scritto dal giornalista e cultore di futuro Lorenzo Mannella. Ed ecco il primo capitolo di questo viaggio: dal floppy al futuro.

troglodata futuro internet

Tutto inizia con un post

Mettiamo subito le cose in chiaro: Troglodata non parla davvero di caverne. Non c’è di mezzo il mito di Platone e dentro non ci troverete neppure troppa filosofia. Questo ebook è fatto, almeno per metà, di pura immaginazione. Ma è quella immaginazione che affonda nella realtà (già, è questa la seconda metà) che viviamo tutti i giorni quando accendiamo un computer e ci connettiamo a Internet. L’idea è nata da un post che ho scritto di getto sul mio blog: “I troglodata, ovvero quando saremo la vecchia generazione digitale”. In sintesi, dicevo che il nostro approccio ai computer e tutto quello che facciamo oggi online in un futuro prossimo saranno considerati pura archeologia. I giovani del 2040 ci guarderanno come noi guardiamo chi si ostina a usare la penna stilografica o la macchina da scrivere.

Tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti con il tempo che avanza. La mia generazione – i nati intorno all’incidente di Chernobyl (1986) e alla caduta del muro di Berlino (1989) – è cresciuta unendosi alla coda dell’onda degli anni ’70 e ’80. Avevamo, cioè, buone basi per affrontare la fine del millennio dove Star Wars era ancora una trilogia, la PlayStation l’unica vera sfumatura di grigio e Internet una meraviglia che gracchiava peggio di un fax. Dopo il 2000, il tempo si è come compresso, floppy disk e modem 56k si sono allontanati alla velocità della luce creando un passato recente che serviva come rampa di lancio per il futuro. Un futuro in cui la potenza dei computer raddoppia ogni 18 mesi, nuovi modelli di iPhone più affusolati escono sul mercato ogni 12 mesi e abbonamenti a Internet 3G (4G per chi è più fortunato) sembrano sempre più convenienti. È la nostra caverna delle meraviglie. Ma resta pur sempre una caverna. Perché il futuro, quello vero, è tutta un’altra cosa.

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