L’apparato para-militare del PCI e lo spionaggio del Kgb sulle nostre imprese

Una storia di omissis

Salvatore Sechi

eBook, In evidenza, Pamphlet

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Descrizione

Il Pci ha davvero avuto un apparato para-militare con alcune centinaia di migliaia di volontari per lo più ex partigiani? Sì, è quanto hanno documentato i nostri servizi (Sifar e Sid) tra i primi anni Cinquanta e la prima metà degli anni Settanta. Il Pci ha sostenuto davvero il lavorio di spionaggio sulle nostre imprese pubbliche e private svolto dal Kgb sovietico e tedesco-orientale? Sì, prelevando informazioni, progetti, disegni industriali e tecnologie dalla Fiat, Olivetti, Eni, Montedison ecc. i comunisti italiani hanno consentito al controspionaggio sovietico di cercare di reggere la concorrenza sui sistemi d’arma, sui computer, sulla tecnologia militare-industriale, spaziale ecc. Sono i settori in cui Mosca è stata a lungo, negli anni centrali della guerra fredda, in un rapporto di inferiorità rispetto agli Stati Uniti e ai paesi dell’Europa occidentale. Uno storico di sinistra, ma indipendente, ha cercato di accertare questa interpretazione della storia del Pci, da Palmiro Togliatti fino a Enrico Berlinguer. L’autore si è trovato di fronte a un muro di omissis e divieti. Ne è rimasto in parte vittima, ma alla fine l’ha spuntata di fronte al tentativo di usare contro le regole della ricerca storica armi improprie come il sistema giudiziario.

Autore

Salvatore Sechi è docente e ricercatore di Storia contemporanea nelle Università di Berkeley, Bologna, Ferrara, Montreal, Oxford, Parigi, Torino e Venezia. È stato direttore dell’Istituto italiano di cultura di San Francisco e consulente delle Commissioni parlamentari d’inchiesta sul terrorismo e sulla mafia. Ha curato i volumi Deconstructing Italy (University of California, Berkeley 1995), Le vene aperte del delitto Moro (Pagliai 2009) e Compagno cittadino . Il PCI tra via parlamentare e lotta armata (Rubbettino 2006). Per goWare nel 2016 ha pubblicato La trattativa Statomafia sul carcere duro. I governi Andreotti e Amato: tra riforme eversive e cedimento.

Ne parlano

Professore, negli ultimi mesi la pubblicazione del suo volume e di quello di Giuseppe Pardini ha portato a una chiarezza di fondo sull’esistenza di un apparato para-militare del Pci. Chi si occupava di questa struttura?
Direi che gli elementi probatori raccolti da Giuseppe Pardini sono impressionanti e confermano quanto nei miei precedenti lavori (ad esempio Compagno cittadino. Il Pci tra via parlamentare e lotta amata, Rubbettino 2006, ndr) avevo intuito e in parte documentato. Mi riferisco alla ricchezza di fonti come quella dello Stato maggiore della Difesa e del nostro controspionaggio, di cui Pardini ha potuto fruire e che ha saputo utilizzare con molta maestria. L’apparato paramilitare non era una sezione di lavoro con un responsabile. Il comandante delle formazioni militari comuniste è stato, pare, il generale Alfredo Azzi. Come ricorda Pardini, è lui che il 13 luglio presenta alla sezione Italia del Cominform il documento Piani di difesa e di offesa. Intervista a Salvatore Sechi a cura di Leonardo Raito su Avanti!

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